Donne con la Gonna

A proposito delle Donne e di come sanno farci perdere la testa...

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Ho provato ad aprire un blog per vedere cosa succede... per parlare di quello che mi appassiona e quindi in particolare della Donna, questa creatura meravigliosa, a volte incomprensibile, e forse anche per questo seducente e irresistibile...

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mercoledì, 16 settembre 2009

Il valore dei ricordi

"Ti ricordi quel gelato che abbiamo preso in Scozia?"
"Siii... quella schifezza con le decorazioni di zucchero... il peggior gelato che abbiamo mai mangiato!"

Una frase che non avrebbe niente di particolare, un ricordo di un viaggio, di tanti anni fa, era il 1997. Uno dei tanti ricordi che si hanno con una persona con la quale si sono fatti dei viaggi, anzi, tanti viaggi. Un ricordo che mi è capitato di tirare fuori parlando con questa persona mentre eravamo con altre persone.

E sempre in quella occasione abbiamo ricordato altre cose che ci sono capitate, in altri viaggi. Non sarebbe nulla di particolare, se non fosse che questa persona è la mia ex moglie.

In questi casi mi rendo conto come la vita vissuta abbia un valore quando si possono ricordare i momenti passati insieme alle persone con cui sono stati vissuti. Ho passato quasi venti anni della mia vita con una donna, che oggi è la mia ex moglie, con la quale sono riuscito a mantenere un buon rapporto.

Avere un figlio in comune ci porta ad avere momenti in cui ci si ritrova comunque insieme, e sono stati in tanti che, vedendo il nostro rapporto attuale, ci hanno detto "ma non pensate mai di tornare insieme?"

In questo caso la risposta è univoca e concorde: "Ma nemmeno per idea! Stiamo bene così come siamo ora!". Ognuno di noi fa la sua vita, sappiamo se l'altro ha qualcuno oppure no, non siamo gelosi di quello che fa, ci si rispetta a vicenda. Sentendo come vivono altre coppie separate ritengo sia una situazione rara e invidiabile. Durante la nostra vita di coppia non c'è mai stata una passione particolarmente intensa, forse questo aiuta ad essere ora così come siamo.

Resta il fatto che mi rendo conto di apprezzare molto il fatto di avere il ricordi di alcuni eventi che posso ancora condividere con la persona con cui li ho vissuti e nel momento in cui avviene questa condivisione mi accorgo del valore che ha il poterlo fare.

Questo è qualcosa che non ho potuto fare con un'altra persona con cui ho avuto una storia lunga, anche se di soli cinque anni e non venti. Il non poterlo fare mi fa sentire molto di più la sensazione che siano stati cinque anni persi, cosa che non sento con i venti che comprendevano il mio matrimonio.

La mia sensazione è che potere condividere i ricordi possa dare un valore diverso al tempo passato. Quando ci sono ricordi diventa storia, quando non ci sono diventa tempo perso.

postato da: OnlyForYou63 alle ore 16/09/2009 19:24 | link | commenti (3)
categorie: ricordi, esperienze, emozioni

Proviamo questa nuova piattaforma....

foto56Per un pò di tempo non mi sono connesso, ma negli ultimi giorni ho ricominciato a connettermi. Giusto in tempo per scoprire la nuova piattaforma e i nuovi cambiamenti.
Ne approfitto per vedere come funziona, per scrivere qualcosa e per vedere se mi ricordo come si fa a mettere una foto...




postato da: OnlyForYou63 alle ore 16/09/2009 19:11 | link | commenti (3)
categorie: generico
martedì, 01 settembre 2009

Tutto tace

Ultimamente non ho avuto molto tempo per scrivere, e quando mi collego vedo che non ci sono mai commenti. Devo ammettere che questo mi scoraggia dal provare a postare qualcosa.
Dopotutto che scrivo a fare se nessuno legge.

Poi mi sono ricordato di avere un contatore degli accessi alle pagine. Mi sono stupito di avere sempre dai 20 ai 50 contatti al giorno.

Qualcuno non ha mai voglia di dare un segno del suo passaggio? Un commento... anche una riga sola. Basta poco per ripartire. :-)

postato da: OnlyForYou63 alle ore 01/09/2009 00:28 | link | commenti (5)
categorie: visite blog
giovedì, 14 maggio 2009

Solo lei nella mente

Il ricordo era straziante. Lei non c’era più nella sua vita. Eppure un tempo felice scorreva nella sua memoria. Un tempo di emozioni, brividi di piacere. Lei era gli era stata vicina ed inseparabile. Tante le cose fatte assieme. I viaggi, le intere giornate passate a divertirsi, le vacanze. Non poteva essere. Perché l’aveva abbandonato? Perché un destino così tragico li aveva divisi?

Si fermò in un bar per prendere un caffè e si ricordò che proprio lì era stato con lei. Il ricordo divenne ancor più straziante. Un nodo in gola gli impedì quasi di respirare. Dov’era lei adesso? Forse con un altro?! “Bastardo” pensò a denti stretti. Ti avessi fra le mani. Poi si calmò. Riprese a camminare guardando il mondo che gli scorreva a fianco. Tutto gli parve insignificante. Il dolore era troppo forte. Lei gli mancava immensamente. Ricordò quanto lei a volte fosse fredda e lui teneramente la scaldava. Ricordò la passione, le sue curve mozzafiato. Riprese a girovagare senza meta, come un’anima in pena. Poi all’improvviso gli parve di vederla.

Si forse era lei, laggiù. Attraversò la strada con il cuore in gola e quasi venne investito. Lo stridere di una frenata. “Deficiente, guarda dove vai” disse un automobilista stizzito. Ma lui nemmeno si accorse del rischio corso. Il suo sguardo era fisso verso di lei. Si, lei era lì.

Era dietro una vetrina, con la colorazione 2009. L’avrebbe ricomprata. Sarebbe bastato aspettare il risarcimento dall’assicurazione. Non avrebbe più permesso che qualcuno la portasse via. Non l’avrebbe lasciata un solo momento.

Entrò nel concessionario e il suo cuore ritornò a gioire.

————–

Questo è un racconto che ho trovato su una rivista per mototuristi, che mi ha fatto tornare in mente una cosa che avevo scritto io qualche tempo fa, che ho messo su questo blog.

A quanto pare non sono l’unico che vede delle analogie nelle sensazioni che si possono provare con una donna e con una moto, al punto da scrivere racconti in cui si fa fatica a capire che si sta parlando di una motocicletta…


postato da: OnlyForYou63 alle ore 14/05/2009 11:35 | link | commenti (1)
categorie: donne, racconti, vita da single, motocicletta
mercoledì, 25 febbraio 2009

Le curve della vita

Il clima freddo di questi giorni non mi fa rinunciare ad un giro in moto, soprattutto quando c’è una giornata serena come quella di oggi. Basta essere ben equipaggiati e (a parere mio) si sta forse meglio di quando in estate ci sono 38 gradi all’ombra. Sono partito verso Varese, ho poi girato per il lago di Varese, girandoci attorno fino a ritornare al punto di partenza, e sono poi tornato a casa.

Questo tipo di strade le trovo rilassanti, con il sole non particolarmente alto, come è sempre in questa stagione, il panorama è sempre molto suggestivo. Panorama che posso gustarmi solo per brevissimi istanti, dato che la mia attenzione deve andare alla guida. Avevo lasciato il lettore MP3 a casa, e così ascoltavo la radio.

Ascoltavo le canzoni, e pensavo a quante canzoni sono state scritte per parlare d’amore, di storie finite, delle sensazioni che si provano quando finisce una relazione. Sensazioni di certo non piacevoli. Quando si sta male per una storia finita è facile riconoscersi in una di queste canzoni, a volte sembrano scritte per noi. Ma la considerazione che mi viene da fare è che se è così facile riconoscersi, vuole dire che quello che si prova in questi casi è qualcosa di veramente comune.

L’altra considerazione è sul fatto che ci sono molte più canzoni su una storia che finisce che non su una storia che sta andando bene. Sembra che alla fine dei conti il tempo passato a stare male per avere amato sia considerevolmente di più del tempo passato a stare bene per la stessa storia. Per quanto possa essere una considerazione amara, la trovo fin troppo corretta. Sembra che amare significhi solo stare bene per un attimo ma stare male per molto più tempo. Ma a questo punto mi chiedo perchè gli esseri umani hanno bisogno di questo sentimento, malgrado sia così fugace il benessere che dona. Capisco sempre di più coloro che arrivano a non volere più amare.

Inizia una canzone di Ligabue, “Il mio pensiero”.

E adesso che sei dovunque sei
Chissà se ti arriva il mio pensiero
Chissà se ne ridi o se ti fa piacere

E adesso che sei dovunque sei
Ridammelo indietro il mio pensiero
Deve esserci un modo per lasciarmi andare

Pare che non sia così strano che sia difficile riuscire ad andarsene, per chi è stato lasciato. Si arriva a pensare che sia l’altro a dovere fare qualcosa, anche se in effetti l’altro lo ha già fatto. Però ci sono anche altre canzoni, come quella di Raf, che si chiama “Non è mai un errore”.

Non porterò nessuna traccia dentro me
niente che dovrò rimuovere.
Se hai giocato è uguale anche se adesso fa male
Se hai amato era amore, non è mai un errore
Era bello sentirti e tenerti vicino
Anche solo per lo spazio di un mattino.

Era bello guardarti e tenerti per mano
O anche solo immaginarti da lontano
E se hai mentito è uguale ora lasciami andare

Un altro modo di vedere le cose direi. Una canzone che meglio si adatta a come sto adesso. Ascoltandola mi fa ricordare una vecchia canzone di Zarrillo. Era “Indietro no”, è solo di una ventina di anni fa…

Indietro no quando è finita si muore un po’
Ma ricomincia la vita
Indietro va soltanto il fumo,
la libertà non è più solo un profumo,
….
Ma indietro no, non torno, sarà il male di rimpiangerti un giorno
Ma indietro no, non guardo e guadagno tutto quello che perdo

“Guadagno tutto quello che perdo”. Questo è come mi sto sentendo io. Indietro non si guarda e non si torna, e in realtà ho perso ben poco, è molto di più quello che ho guadagnato.

Il computer di bordo indica che ci sono 7 gradi. La strada costeggia il lago di Varese, sulla superficie del lago i riflessi del sole sono molto suggestivi. Mi fermo ad assaporare il panorama, non ho la macchina fotografica, non posso fare una foto, ma forse è meglio così. Quello che vedo lo tengo solo per me, nei miei occhi. Quello che mi piacerebbe potere fare è condividere questi paesaggi con qualcuno nel momento in cui li vedo, non attraverso delle fotografie. Qualcuno che ancora non so chi possa essere.

Questa è la prima volta che sono tornato a pensare qualcosa del genere. Rimetto in moto, tiro la frizione e ingrano la marcia. Mentre sento la moto ripartire mi rendo conto di stare particolarmente bene. Ho ancora momenti di alti e bassi, ma i primi sono sempre più lunghi e intensi, i secondi sempre più brevi. So che la strada che ho davanti mi porterà a vivere altri momenti piacevoli, che arriveranno in momenti inaspettati, spesso dietro ad una curva.

Che sia della strada, che sia della vita…


postato da: OnlyForYou63 alle ore 25/02/2009 23:42 | link | commenti (2)
categorie: amore, donne, canzoni, emozioni, vita da single, motocicletta
domenica, 16 novembre 2008

Basta una canzone

In questi giorni sto ascoltando l’ultimo disco di Tiziano Ferro. Ultimamente la musica la ascolto solo andando in moto. Mi piace molto come canta, usa la voce in modo particolare, anche i testi non possono essere ascoltati una volta sola per potere essere compresi.

Oggi rientravo da Milano, in moto, sotto la pioggia. Oramai mi sta piacendo anche guidare al buio con la pioggia. Mentre l’autostrada scorre sotto le ruote, con il sottofondo del ronzio del quadricilindrico bavarese che mi spinge a poco più di cento all’ora, con i punti rossi delle luci di posizione delle auto che mi precedono, il buio e la pioggia… la musica nel casco, a volte non mi sembra nemmeno di essere sulla strada.

Il riproduttore MP3 è in random, non segue la sequenza originale, le canzoni si susseguono a caso. Ascolto “Indietro” scritta da Ivano Fossati, praticamente una poesia..

Ricevo il tuo contrordine speciale.
Nemico della logica morale.
Opposto della fisica normale.
Geometria degli angoli nascosti, nostri.
E adesso!
Ripenso a quella foto insieme.
Decido che non ti avrei mai perduta,
mai perduta, perché ti volevo troppo.

Mancano i colpi al cuore.
Quel poco tanto di dolore.
Quell’attitudine di chi ricorda tutto, ma se…

Cerco lo vedo.
L’amore va veloce e tu stai indietro.
Se cerchi mi vedi.
Il bene più segreto sfugge all’uomo che non guarda avanti, mai.

Il contrordine speciale… i colpi al cuore… quel poco tanto di dolore. Sapere dire le cose in questo modo, lo trovo incredibile. Poche parole che sanno descrivere sensazioni profonde. Io invece tendo ad essere prolisso. Invidio chi sa scrivere così. Ma il senso finale lo trovo importante. L’amore va veloce, ma non tutti sanno stare al passo. E poi sfuggono le cose più belle a chi non guarda mai avanti.

La strada prosegue, cambia la canzone… “Assurdo Pensare”

È assurdo pensare che a volte le cose
non vadano bene e vadano rese
È assurdo pensare che giunti a un traguardo
neanche ci arrivi e diventa un ricordo
È assurdo pensare ma è lecito farlo
e son meno triste se almeno ti parlo

E’ proprio così. A volte si guarda ad un traguardo, e prima ancora di raggiungerlo, questo è un ricordo. Una sensazione che ho avuto molto forte dentro di me. Forse troppe volte.

La canzone finisce, ora inizia “Il sole esiste per tutti” che ad un certo punto dice…

Ti fermo alle luci al tramonto e ti guardo negli occhi
E ti vedo morire
Ti fermo all’inferno e mi perdo perché
Non ti lasci salvare da me
E nego i ricordi peggiori
Richiamo i migliori pensieri
Vorrei ricordassi tra i drammi più brutti
Che il sole esiste per tutti

Anche in questo caso questa canzone mi fa rivedere nella mente dei momenti che avevo vissuto. Come se li avesse descritti uno ad uno. Mentre ascolto la canzone canto, nel casco… però alla fine mi viene spontaneo cambiare l’ultima frase. Il sole esiste per tutti… esiste anche per me….

Si, lo sento davanti a me, anche se davanti a me ho il buio della notte con la scia dei fanali rossi, so che di fronte a me ho comunque il sole. E’ in fondo alla strada, forse non so nemmeno bene dove sia, su una strada che ora sto percorrendo da solo. E per la prima volta non sento malinconia per il fatto di essere da solo a percorrere la mia strada.

Si sta avvicinando lo svincolo, devo uscire dalla autostrada. Le canzoni si sono susseguite a caso, ma sembrava che la sequenza avesse un senso. Esco a malincuore dalla autostrada. Era piacevole viaggiare nel buio. Volevo arrivare alla fine, dove mi aspettava il sole. E’ finita l’autostrada, è finita la musica, ma soprattutto mi sono accorto che sono finite le lacrime. Oramai tutte quelle che avevo da spendere sono state spese.

Nel buio della strada cantavo nel casco, con il sorriso. E poi dicono che Tiziano Ferro mette malinconia. A me ha dato qualcosa di particolare. A volte basta una canzone. Magari ascoltata in moto. Inizia Breathe Gentle, la versione in inglese di Indietro. Mi piace molto quella canzone. Mentre l’ascolto prendo lo svincolo, la moto danza sulle curve. La moto con la quale vivo delle emozioni anche guidando al buio sotto la pioggia, cosa che una volta non sopportavo.

Le cose cambiano, a volte con una velocità inaspettata. E ripenso a qualche giorno prima, quando aspettai di arrivare a casa per rispondere ad un sms. Ci ripenso e capisco che il prossimo sms lo vivrò in un modo diverso.

postato da: OnlyForYou63 alle ore 16/11/2008 18:51 | link | commenti (2)
categorie: amore, canzoni, vita da single, motocicletta
giovedì, 13 novembre 2008

Tradimenti

Ho sempre pensato che il passato abbia una grande importanza. Dal passato si può imparare molto, dai nostri errori, e anche da quelli altrui. Il passato di oggi non è altro che il presente di ieri… e quindi quello che conta è il presente. Ma il presente dura un attimo, è il momento della transizione tra il futuro e il passato. Quindi per avere un presente che abbia un senso, si deve cercare di costruirlo nel futuro.

Una parte del presente va quindi impiegata per imparare dal passato per poi potere costruire il futuro. La restante parte del presente viene vissuta vedendo avvicinarsi quello che fino a ieri era il nostro futuro… futuro che avremo cercato di costruire nei giorni ancora precedenti…

E’ una cosa impegnativa, e sono in tanti che non accettano questo impegno, e preferiscono vivere il presente per come viene, senza cercare di costruire, bruciando con avidità il presente. Queste persone si dimenticano che il presente che viviamo è il frutto di quello che nel passato abbiamo cercato di costruire per il nostro futuro. Sono persone che non fanno assolutamente caso al fatto che noi siamo artefici del nostro destino, e sanno solo dire che hanno un presente scadente, ma poi non fanno nulla per costruire un futuro diverso… e vivono divorando quello che hanno di buono nel presente.

Sono i figli degli acquisti a rate, del “lo farò domani”, del negare la propria disponibilità al proprio compagno/a perchè presi in altre cose che riguardano solo loro. Sono i figli dell’egoismo e del consumismo, persone che non sanno costruire perchè costruire vuole dire impegnarsi oggi per goderne domani…. sono persone opportuniste, che sanno vivere solo nel presente.

Spero di non incontrarne più nella mia vita. L’ultima che ho conosciuto mi ha fatto perdere tanto tempo, energie, serenità, facendomi anche perdere la voglia di impegnarmi, la voglia di costruire. Prima o poi questa voglia tornerà, anche se non so quando. In quel momento spero di potere scoprire che esiste anche qualcun altro che ha voglia di volersi impegnare a costruire qualcosa, invece di bruciare tutto nell’immediato.

Nel frattempo cerco di costruire il mio futuro da solo, per avere un presente da vivere da solo. Sarebbe bello farlo insieme ad un’altra persona, ma al momento non riesco a credere che sia possibile. La paura di ritrovarmi a costruire da solo è troppo forte. Non sopporterei di rivivere il malessere di ritrovarmi da solo quando si era partiti in due.

Ci sono persone per cui tradire è solo andare a letto con qualcuno che non sia il proprio partner. Per me tradire è anche abbandonare un progetto che si era scelto di comune accordo… ma pare che questo sia un concetto strano…


postato da: OnlyForYou63 alle ore 13/11/2008 12:40 | link | commenti (4)
categorie: amore, donne, esperienze, emozioni, vita da single, vita di coppia
sabato, 08 novembre 2008

Cigarettes and coffee

I pensieri vanno e vengono. Avere molto tempo libero può essere controproducente, soprattutto quando non si sanno spegnere i pensieri. Ci sono persone che sanno non pensare, che sanno staccare. Io sono anni che provo ad imparare, ma ci riesco solo quando sono in compagnia. In quel caso i pensieri vanno al presente, a quello che sto vivendo. Quando ho una persona che richiede la mia attenzione non mi è difficile pensare alla contingenza del presente.

Però ci sono altri momenti in cui non ho questa contingenza. Altri momenti in cui i pensieri si sintonizzano su altre frequenze. In questi casi basta poco per fare tornare in mente altre situazioni, altri ricordi. Basta mettere una mano nella tasca del giubbotto per trovare qualcosa che mi riporta al passato. Un biglietto da visita di un albergo, uno scontrino di un bar.

Io continuo a buttare via roba, ma ne trovo sempre altra. La vita di tutti i giorni ha lasciato tantissime tracce, difficile fare piazza pulita. Però ultimamente gli effetti sono diversi. Un mese fa avevo trovato nel giubbotto della moto un biglietto di un albergo, ci eravamo stati ad Aprile. I ricordi erano recenti, mi prese una sensazione di malinconia, che si aggiungeva ad un mio stato d’animo non particolarmente positivo per via del lavoro.

Qualche giorno fa nel giubbotto della tuta antipioggia… altro biglietto. Un albergo di Recoaro, dove andammo almeno quattro anni fa. Ricordo ogni istante di quel giro. Dalla partenza da casa, alla fermata in quell’albergo, alla fatica di fare manovra sulla ghiaia del piazzale dell’albergo… poi tutto il resto, compresi i due giorni successivi passati con dei miei amici motociclisti. In questi casi mi rendo conto di quanto riesca ad essere dettagliata la mia memoria per certi eventi che nel momento in cui li ho vissuti, erano particolarmente piacevoli. (una bella sfiga, ve lo assicuro…)

Però, malgrado i ricordi fossero precisi come se fosse avvenuto quattro settimane fa e non quattro anni, la sensazione di malinconia non c’era più. Questa mi era passata. Anche per questo sono rimasto stupito di come mi sia sentito ieri. Sono alti e bassi, mi fa solo piacere che mi accorgo che gli alti sono sempre di più di numero e di intensità. Prima o poi i bassi finiranno…

Però resta che basta poco per risvegliare pensieri. Anche una canzone, che non sentivo da tanto tempo… Già in moto ascolto solo musica straniera, dovrei darmi da fare per ascoltarla sempre e in ogni caso. A volte bastano delle frasi di una canzone per dare ricordi….

l’amore prende i sensi ma senso non ne ha e tu
per un’avventura in più non dormirai,
tu vuoi qualcuno da far piangere
piangere quanto te




postato da: OnlyForYou63 alle ore 08/11/2008 02:49 | link | commenti (1)
categorie:
mercoledì, 05 novembre 2008

Ciao, come stai?

“Ciao come stai?”

Un SMS, che mi è arrivato oggi. Inaspettato. Da lontano. Lontano nel tempo e nello spazio. Ero a Milano, stavo per prendere la moto per tornare a casa. E come vuole che stia. Me lo chiede pure. Devo proprio dirlo come sto? Forse non è il caso. Sto da schifo, momenti con alti e bassi, oggi un momento basso. Quando ripenso a lei, spesso diventa un momento basso.

E lei me lo chiede. Ma le interessa davvero come sto? Mannaggia a me e a quando le ho detto che ci si può anche sentire senza problemi, ci si conosce da sei anni, con quello che abbiamo condiviso e costruito insieme non ha senso buttare via tutto. Ma abbiamo davvero costruito insieme?

Metto via il telefono, ora non so cosa dirle. Salgo in moto, avvio il motore. Giro per Milano per andare a prendere la A8. Sul tratto che mi porta verso l’autostrada si mette a piovere. Quel messaggio mi ha fatto pensare. Già a volte vorrei spegnermi, non pensare. Vorrei proprio fare un bel reset, come faccio con un computer. Ma poi arrivano questi SMS che sembrano un restore. Un restore dal passato, un passato che quando penso sia archiviato, mi accorgo che non lo è per nulla.

Piove, la musica nel casco. Abbasso il parabrezza, la pioggia mi rende difficile vederci attraverso. Attraverso la visiera socchiusa del casco ora entra più aria, anche la pioggia. MI bagna il viso. Si mescola alle lacrime che mi stavano rendendo faticoso vedere la strada, forse riesco a non fermarmi.

Arrivo alla barriera, pago, riparto. Sento la musica, è “Viva la vida” dei Coldplay. Mi piace molto quella canzone. Ultimamente devo sentire solo musica straniera, quella in italiano è pericolosa. La musica mi prende, apro l’acceleratore. Volevo sentire il motore urlare. Vorrei urlare io, ma il motore fa più rumore. Prima, seconda, terza… le marce entrano una dopo l'altra, secche, precise, senza nemmeno usare la frizione. Motore che urla a oltre 7000 giri. In trecento metri passo i 160, il controllo automatico di volume alza il livello della musica.

Metto la quarta e la quinta una dopo l’altra, l’acqua scivola via dal parabrezza, dalla visiera. Forse piove meno, si aprono un poco le nuvole, un raggio di sole. Ricordo quella canzone ascoltata sulla Futa, sulle curve dell’appennino. Su quelle curve fatte fino a tirare giù la moto fino alle pedane, sentendola mia come non mai. Sento che mi si apre il cuore. Piove, sono in autostrada, non so nemmeno a quanto sto andando… ma non sono li. Sono in moto, sono in viaggio. Mi accorgo di stare bene. Meglio di prima.

Le lacrime non ci sono più, sento solo l’aria, il motore, la musica. La Libertà. In un attimo passano i chilometri, arrivo allo svincolo mentre la canzone finisce. Esco, arrivo a casa. Prendo il telefono. Le rispondo con un SMS. Ora posso farlo.

“Sto bene, grazie, e tu?”




postato da: OnlyForYou63 alle ore 05/11/2008 20:02 | link | commenti (1)
categorie: amore, donne, emozioni, vita da single, motocicletta
mercoledì, 29 ottobre 2008

Report di viaggio

Premessa.

Questo è un report di un viaggio che scrissi qualche anno fa. Era l’11 Febbraio del 2001. Avevo comperato la mia moto da qualche mese, e per una serie di cose ne ero rimasto insoddisfatto. La mia situazione  emotiva non era delle migliori, e molte delle mie passioni si erano spente. Soprattutto quella di andare in moto. Conobbi (tramite internet) qualche tempo prima una donna, che riuscì a ridarmi la voglia di provare emozioni. L’emozione di amare una donna, l’emozione di andare in moto. Avevo creato un gruppo di motoclisti che si teneva in contatto tramite una mailing list. In quei giorni mi stava tornando la voglia di andare in moto, di tornare a vivere. Quella domenica uscii con questi amici conosciuti tramite la mailing list.

Questo per fare capire alcune parti di questo report, per chi avrà voglia di leggerlo tutto, visto che è lungo. Rileggendolo per scriverlo qui, ho rivissuto quelle emozioni, quei ricordi. Ho capito ancora di più quanto le emozioni che posso ricevere dal viaggiare in moto possano essere intense. Quanto questa intensità possa arrivare a cancellare ogni problema. Quanto questa intensità possa poi riproporsi immutata, ogni volta che ritorno a viaggiare in moto.

Dopotutto sono le motivazioni che hanno fatto si che io sia tornato a cercare una donna che avevo amato, dopo che ero stato io a volere chiudere la relazione. L’intensità delle emozioni vissute con lei arrivavano a farmi dimenticare ogni malessere e ogni problema. Ho capito quanto io possa mantere vivo nel tempo la mia passione verso una donna, come riesco a mantenerla verso il viaggiare in motocicletta.

Con il rammarico di dovere constatare che dalla controparte umana, c’è sempre stato uno spegnersi graduale delle passioni, un abituarsi, un perdersi. La moto sarà solo un congegno meccanico, ma al momento mi viene da dire che se non altro, lei c’è sempre.

Prima o poi il tempo passerà e riuscirò a lasciarmi andare quel tanto che basta a far si che una donna sappia convincermi che anche le donne possono esserci e restare. Al momento però non ci riesco proprio, riesco a fidarmi solo della mia moto.

==============

La strada era buia, e scorreva veloce.
Erano passate le 19.00 e stavo viaggiando verso Milano, il motore ronzava regolare e percepivo delle vibrazioni sommesse che provenivano dall’interno della motocicletta. Il programmatore di velocità manteneva la motocicletta a circa 140 Km/h, la temperatura era sui 10 gradi, e la musica mi stava accompagnando nel viaggio di ritorno.

Stavo sentendo “Let the sunshine in”, dal film Hair, e ascoltandola mi venne un brivido lungo la schiena. Non era dal freddo, mi era ritornato in mente l’ultima volta che avevo sentito quella canzone, solo poche ore prima…. e ripensai alla giornata passata…

Era cominciata verso le 09.00, quando constatando che era una bellissima giornata, decisi che non poteva passarla a casa, dovevo andare a fare un giro in moto. E’ stata una necessita’ fisica, dovevo salire sulla moto, e andare da qualche parte. Non sapevo dove, sapevo solo che dovevo andare. Era da molto che non prendevo la moto per due domeniche di fila, ma in questi giorni si sono succeduti degli eventi inaspettati, che mi hanno fatto tornare la voglia di andare in moto. Non mi ero nemmeno accorto di averla persa. Ma me l’hanno fatta ritrovare. Mi preparo, salgo in moto e appena fuori dal garage decido di andare verso sud. Verso Piacenza, Bologna. Mando un SMS a degli amici che sapevo stavano per trovarsi da Pogliani (a nord di Milano) e parto.

Prendo la A8, poi la Tangenziale Ovest e poi la A1. La strada e’ libera, ci sono altri motociclisti ma non sono molti. Dopo poco tempo ero gia’ verso Fidenza, ma un fastidioso mal di testa stava lentamente aumentando di intensita’. Uscii a Fidenza, per farmi un giro in statale e cercarmi una farmacia aperta.
In quel breve giro in statale ho riassaporato il piacere di salutare dei motociclisti che incrociavo lungo la strada. Un Gold Winger mi saluta sbracciandosi… mi piace ritrovare queste sensazioni.

Quando mi fermai colsi l’occasione per sentire Marco, della lista Mototuristi, che sapevo si sarebbe trovato a Bologna con qualcun altro. Ci mettemmo d’accordo per trovarci verso le 12.30 a Bologna, e poi andare a farci una fiorentina con Umberto (Goblin) prima che la UE ce le sequestri…

Mi reimmetto in autostrada, e a passo veloce mi dirigo verso Bologna. Con una moto come la mia non si fa a tempo a pensare di partire che si e’ arrivati, non mi sono praticamente accorto del 100 Km che separavano Fidenza da Bologna. Arrivo a Bologna alle 12.30, mi trovo con Marco e con sua moglie Angela, e ci incamminiamo verso l’interno, dove dovevamo incontrare Goblin.

Marco non andava veloce, le gomme non glielo permettevano. Il meccanico aveva avuto un contrattempo, e aveva dovuto rimandare alla settimana successiva il cambio gomme. La strada era pulita e ben tenuta. Si procedeva senza problemi, forse ero tentato dall’andare piu’ veloce. Mi accorgevo che stavo molto vicino a Marco, e anche se provavo ad allontanarmi,  finivo per riattaccarmi dietro a lui.
Arriviamo sul luogo dell’incontro, e dopo pochi minuti arriva Goblin.

Ripartiamo cosi’ alla volta di casa di Goblin, Marco era dietro di me, e io seguivo Goblin, che si mette ad andare ad andatura allegrotta. Lui era su una enduro monocilindrica, leggera e maneggevole… ma malgrado la differente mole della mia (400 Kg di moto da turismo) lo seguivo senza problemi. Anzi.. ci prendevo sempre più gusto.

La musica mi accompagnava, dietro Marco si vedeva solo ogni tanto, andava più piano, e la strada proseguiva, con le sue curve, gli avvallamenti, le collinette… l’appennino, insomma. Dopo un primo pezzo in cui c’erano anche forti irregolarita’ e la strada era sporca, la situazione miglioro’, e la velocita’ aumento’ di conseguenza. Nel casco sentivo il rumore del vento, il rumore del motore, la musica. Sentivo la moto sotto di me, che mi seguiva.

Inizia Joan Baez, Here’s to you. Quanti anni avra’ questo brano…? Boh, tanti, ma mi e’ sempre piaciuto. Sentirlo in moto, su quella strada… una sensazione nuova.

“…..Here’s to you Nicola and Bart… ”
la moto scende in curva, docile…

“… Rest forever live in my heart…. ”
la moto risale, cambio marcia…

“….The last and final moment is yours… ”
accelero, mi avvicino alla curva, scalo….

“…That agony is your triumph… ”
entro in curva e ricomincio….

Il ritmo della musica accompagnava i movimenti della moto, era come danzare. La strada andava sempre più veloce. Non male, tiene davvero bene. Finisce il brano, inizia Vecchioni, con Samarcanda. Cambia il ritmo, e stranamente anche la strada sembra essersi adattata al ritmo della musica. Le curve sono sempre più veloci. Il motore riprende senza problemi, faccio tutto in terza e quarta. Mi sto divertendo sempre di più. Finisce anche Vecchioni, e attaccano i Fine Young Cannibals, Johnny Be Good. il ritmo accelera, anche il mio cuore e il mio respiro accelerano. Anche la moto.

Ma ecco che vedo Goblin che rallenta… come mai… poi saprò che era perché temeva di andare troppo veloce… ma non era così… Scalo, sono in terza, sto per rallentare… rallentare…. rallentare.. ???
NOOOOOOOO !!!!
La mano non risponde, e invece che lasciare il gas, accelero. Metto la freccia, lo sorpasso, accelero ancora di più. Non so che mi prende. Subito dopo una curva, scalo ancora, ed entro deciso. La moto mi segue, senza problemi. E accelero.

Guardo negli specchietti, vedo che Goblin mi è dietro. E accelero. Altra curva. Scalo e entro ancora piu’ deciso. La moto non dà problemi, scende e risale, precisa e senza incertezze. Non percepisco il peso della moto. Dovrebbero esserci 400 Kg, ma non li sento. Il motore ha cambiato rumore, non ha le pulsazioni di un bicilindrico, ha la continuità tipica di un quadricilindrico, con una marmitta turistica che conferisce un suono ovattato. Ma ora il rumore è diverso. E’ più cattivo, piu’ pieno. Mi vengono dei brividi.

Le curve si susseguono, sempre più veloci… e le sensazioni sono sempre più forti. Il rumore del motore, mi piace sempre di più. Mi piace la sensazione di accelerazione all’uscita delle curve, mi piace la sensazione della forza centrifuga, mi piace dovermi attaccare al manubrio, sentire la moto tra le ginocchia.

Sensazioni fortissime, brividi, e continuo ad accelerare. E cambia la musica, ora c’e’ Let the sunshine in…

Non so più a cosa sto pensando. Non so nemmeno dove sto andando. So che la strada è libera, pulita, e che la moto mi segue con sicurezza. Piega con una disinvoltura incredibile. Ad una curva sento l’asfalto che tocca il mio piede. Era un poco fuori, lo avvicino alla moto.

Accelero, la moto risale, entro in curva, freno e scalo. Non ho usato la frizione. Un clik secco, preciso, senza rumori strani. Mi butto a destra, accelero, e poi sempre di più Esco dalla curva e mi dimentico ancora di usare la frizione. La moto riprende, in modo entusiasmante, sento dei brividi ancora più forti.

Rientro in curva, a destra, mi butto giù. “Let the sushine…” .

…. scrushhhhh

Che e’ stato ? Ho toccato qualcosa… ?  Forse un avvallamento. Forse il cavalletto.
Altra curva.. a sinistra, “let the sunshine in…”

… scrusshhhhhh

Allargo di poco il piede. Tocco il suolo. Stavo strisciando le pedane contro l’asfalto. Sempre piu’ esaltante.. le curve si susseguivano, oramai sentivo che la moto era pienamente sotto controllo. Altra curva, altra grattata. La sensazione era incredibile, sentivo la moto che procedeva senza incertezze. La strada era sua. Mi resi conto che quella era la moto che cercavo. Mi resi conto che stavo gridando. Mi resi conto che degli specchietti che a volte si staccano quando prendo una buca molto secca, non me ne può fregare niente. Mi resi conto che il fastidio che avevo nel sentire il fischio del motore nell’interfono, ora mi piaceva pure. Che la gomma anteriore che ritenevo fosse scalettata, e che non fosse più funzionale andava invece benissimo.

Che di tutto quello che mi aveva fatto incazzare nei mesi precedenti, non c’era ricordo. Che le sensazioni che ora mi stava dando, erano di gran lunga a qualunque problema che avessi avuto in precedenza. Che quella era la MIA motocicletta, e che la Libertà che mi dava era unica.

Gia’ la domenica scorsa ne ebbi una dimostrazione, ma oggi era una conferma. 400 Kg di adrenalina e libidine. Mi stavo gustando ogni chilogrammetro di spinta che erogava, ogni cavallo che scaricava a terra. Ogni vibrazione del motore. Ogni soffio di vento. Una scarica di adrenalina continua… e non sapevo piu’ dove fossi… su che pianeta.
Sentivo la ciclistica che rispondeva ad ogni sollecitazione, i freni sempre pronti, il paralaver posteriore che smorzava l’effetto del cardano, il telelever anteriore che seguiva ogno ondulazione del terreno. Sentivo la moto in ogni suo bullone, sentivo di conoscerla. Lo so che è un insieme di ferro e plastica, ma la sentivo mia.

Non so a quanto andassi, forse Goblin puo’ dirlo, ma io c’ero e non c’ero. Pensavo a quello che mi sono perso. Alle sensazioni a cui ho rinunciato, perchè mi ero soffermato in modo eccessivo sui particolari. Ma l’insieme era fantastico. Non mi sono mai sentito cosi’ sicuro su una moto. Forse non ho mai voluto lasciarmi andare, ma ora erano sensazioni fantastiche.

Entriamo in un paese. Me ne rendo conto e rallento. Sento la musica. Prima non la sentivo più. Non vedo più Goblin. Arrivo ad un incrocio, giro a destra e rallento, non so dove andare, e mi fermo. Mi rendo conto solo ora della tensione, sento le mani che mi fanno male, erano ancora attaccate al manubrio. In un attimo vedo arrivare Goblin, che mi si affianca. Apre la mentoniera, e sento che ride.
“Fantastico…! Seguivo la scia di adrenalina..!”

Sento dei brividi su tutto il corpo. Sento la tensione che scende. Faccio fatica a tenere la moto in piedi, mi tremano le gambe. Riesco a rispondere “Si… la strada… mi ha preso..”. I brividi sono ancora più forti, ma non per il freddo. In due minuti arriva anche Marco, che ci chiede dove eravamo finiti. Ci muoviamo per andare verso il paese, e per prendere un caffè in effetti ne avevo bisogno.

Sono ancora in autostrada, ripensando a quel pomeriggio, sento ancora dei brividi lungo la schiena.

E’ stata una giornata bellissima. Credo che me la ricorderò per molto tempo. E le pedane graffiate me lo ricorderanno fino a che avrò quella moto.Non credevo di arrivare a tanto, non con una moto del genere. Quando mi fermai ad aspettare Goblin mi resi conto che quella era la moto che cercavo. E che altre non ne volevo. Fino a un mese prima, volevo venderla. Ora non lo farei mai.

La strada era ancora lunga per Milano, mancavano ancora 100 Km, ero a Fidenza. Gli ultimi dieci chilometri li ho fatti senza accorgermene. Ripensavo quando oggi telefonai a Marco, credendo che sarei andato solo a fare un giro. Ma è diventata una esperienza unica.

E ripenso alla giornata, alla ospitalita’ di Goblin, al pomeriggio passato in compagnia. Alle fiorentine.. :-)))
E penso alle persone che ho conosciuto su Internet, mezzo di comunicazione tanto vituperato dai media. Tra queste persone ci sono quelli che erano con me oggi. Tra queste persone c’e’ chi mi ha fatto ritrovare la gioia di andare in moto.

Queste persone mi hanno aiutato a ritrovare delle sensazioni che non ricordavo nemmeno piu’ di potere avere.

Devo molto ad Internet, che mi ha dato modo di conoscere queste persone. Devo ancora di piu’ alle persone, che mi hanno fatto passare una giornata indimenticabile. Elencarli non e’ possibile, farei torto a qualcuno. La lista sarebbe lunga.

Andare in moto non sarà più lo stesso per me. La strada è ancora lunga. Ho spento la musica. Sento solo il vento ed il motore. Il vento della Libertà, e il motore di questo mio fantastico ed incredibile produttore di emozioni, che qualcuno chiama semplicemente motocicletta.


postato da: OnlyForYou63 alle ore 29/10/2008 23:22 | link | commenti (3)
categorie: ricordi, motocicletta
mercoledì, 15 ottobre 2008

Mi hanno licenziato

Oggi mi hanno licenziato…

Qualche mese fa la mia azienda ha aperto una procedura di licenziamento collettivo (il 30% del personale su 55 che siamo), dopo le necessarie trattative sindacali a fine Luglio sono partite le prime lettere di licenziamento. Oggi è arrivata anche la mia.

Era una cosa che sapevo sarebbe arrivata oggi, ora che è arrivata non posso dire altro che sto meglio di ieri. Non mi piacciono le cose in sospeso, le attese indefinite. Si è conclusa una cosa che durava da Maggio, ho concluso la mia attività lavorativa in questa azienda che durava da 13 anni.

Ritengo che la mia azienda si sia comportata correttamente, ho sentito di situazioni assurde, aziende che sparivano in capo ad un weekend, dipendenti lasciati senza lavoro senza alcun preavviso, aziende che licenziano solo per garantirsi utili sempre altissimi. Nello schifo devo dire che so che la mia azienda ha problemi finanziari dovuti ad un mercato che è sempre più difficile e che in effetti la situazione non è per nulla positiva. Forse stanno peggio quelli che restano.

Qualche mese fa ho concluso anche la relazione che avevo con una donna, una cosa che andava avanti da 6 anni. In un film Troisi diceva di ricominciare da tre, perchè non voleva ricominciare da zero, almeno tre cose le voleva tenere.

Io non so quante ne posso tenere, mi trovo ad avere 45 anni e che le cose che ho messo in piedi non hanno resistito al tempo. Qualcuno mi dice “hai tuo figlio”, ma mio figlio è qualcosa che esula da queste situazioni. E’ un impegno che ho scelto di avere dieci anni fa, in questo momento mi da una responsabilità in più. Dopotutto se non avessi figli potrei valutare qualunque cosa, anche andare ad aprire un bar a Puerto Alegre (che non so assolutamente dove sia, mi piace solo il nome…).

Credo che le cose la vita sia qualcosa che si costruisce, una parte con le relazioni affettive, un’altra parte con la vita lavorativa. In questo momento quello che ho costruito fino ad ora ha avuto qualche problema. Inutile guardare indietro, le capacità che ho sono dentro di me, quelle me le porto dietro. Quello che conta è quello che verrà.

E’ come andare in moto, non si sa mai cosa ci sarà dietro una curva, se un bel paesaggio, o una buca nell’asfalto. L’importante è partire con il serbatoio pieno, e con la voglia di viaggiare. Il motore è caldo, la strada mi aspetta. E se penso al mio amico che a 43 anni si è trovato con un infarto e una operazione per farsi quattro bypass, mi viene solo da dire che i veri problemi sono altri.

Comunque... mezz'ora dopo avermi detto che non servo più, mi hanno chiamato perchè non sapevano come fare a risolvere un problema di connessione per la videoconferenza... e mi è venuto da ridere...


postato da: OnlyForYou63 alle ore 15/10/2008 12:30 | link | commenti (9)
categorie: esperienze, vita quotidiana, generico
sabato, 11 ottobre 2008

Una vecchia canzone

Oggi ho sentito una vecchia canzone di Battiato, eseguita da Mango. Si chiama "La stagione dell'amore". Ascoltando il testo ho avuto ancora quella sensazione, di cui forse ho già parlato in passato. La sensazione che a a volte sentiamo una canzone che racconta esattamente quello che sentiamo nel nostro cuore. Lo racconta con una precisione da pensare che sia stata scritta proprio per noi.

sexy59 Ma invece la realtà è che quello che viviamo nel nostro cuore e che magari crediamo sia qualcosa di esclusivamente nostro, è qualcosa che invece è ampiamente condiviso. E' talmente condiviso e diffuso da portare qualcuno a scrivere una canzone su di esso.

Questa canzone ne è un esempio. In questi giorni sento molto di avere speso male il mio tempo, che non tornerà più. Ho investito in un rapporto tantissimo, emozioni, sentimenti, disponibilità... ma soprattutto tempo. Di tutte le cose che si spendono nel costruire una relazione, quello che non tornerà mai è proprio il tempo, una risorsa che non è infinita, ma che non sappiamo quanta ne abbiamo a disposizione. Proprio per questo ritengo sia la risorsa più preziosa che abbiamo.

Proprio per questo, dopo avere speso tutto questo tempo, si pensa che non potendo tornare il tempo, non torneranno nemmeno quelle situazioni, quelle stagioni che ce lo hanno fatto spendere. Ma la stagione dell'amore viene e va, e all'improvviso tornerà, sorprendendoci con sensazioni che credevamo perse.

Non è nulla di strano o di remoto, avviene tanto spesso che hanno anche scritto una canzone. Occorre solo aspettare...



La stagione dell'amore

La stagione del'amore viene e va,
i desideri non invecchiano quasi mai con l'età.
Se penso a come ho speso male il mio tempo
che non tornerà, non ritornerà più.
La stagione dell'amore viene e va,
all'improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà.
Ne abbiamo avute di occasioni
perdendole; non rimpiangerle, non rimpiangerle mai.
Ancora un'altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore.
Nuove possibilità per conoscersi
e gli orizzonti perduti non ritornano mai.
La stagione dell'amore tornerà
con le paure e le scommesse questa volta quanto durerà.
Se penso a come ho speso male il mio tempo
che non tornerà, non ritornerà più.





postato da: OnlyForYou63 alle ore 11/10/2008 15:57 | link | commenti (6)
categorie: donne, canzoni, emozioni
martedì, 30 settembre 2008

In viaggio verso Roma

Mi sveglio presto per prepararmi alla partenza. Quando mi preparo per fare un viaggio in moto ho una check list abbastanza lunga. Mi metto i pantaloni in goretex con le protezioni rigide, gli stivali, poi anche il giubbotto con protezioni, e prima di quello il paraschiena… sembra una corazza.

Poi sarà il casco, con la connessione dell’interfono, con il GPS interfacciato all’interfono. Sempre all’interfono collego poi il lettore MP3, la moto stessa che ha programmatore di velocità e computer di bordo.  Mi sembra di essere una via di mezzo tra un cavaliere medioevale e un pilota di un caccia.

Alla fine scendo nell’hangar… ehm.. nel garage con le borse da caricare, carico la moto, salgo in sella e parto. Anche se sono più di 25 anni che vado in moto, la sensazione alla partenza è sempre la stessa. Sentire il motore che sale di giri, la spinta che aumenta, la velocità che sale, il vento sul casco, mi dà sempre una sensazione di libertà incredibile.

BMW K1200LTA volte la dimensione della motocicletta me la fa sentire un poco strana. Sentire quasi 400 Kg di moto non dà l’immediatezza che si potrebbe avere da una motocicletta. Mentre mi dirigo verso l’autostrada mi sembra di entrare in un tunnel iperspaziale, alla fine del quale troverò dei nuovi mondi da scoprire.

L’autostrada scorre veloce, ascoltando la musica, con il programmatore di velocità posizionato a 130 Km/h. Fino a Bologna il viaggio prosegue veloce, poi esco e programmo sul GPS la strada per il Passo della Futa. Da li in avanti inizia il viaggio vero e proprio.

La strada comincia a salire, in direzione Passo della Raticosa, dopo una ventina di Km le curve cominciano a susseguirsi, una dopo l’altra. La velocità non è elevatissima, ma comunque vado più veloce di ogni autovettura che incontro, le sorpasso tutte senza problema. Poi la strada sale, e non c’è più nessuno. Sono quasi le 13.00, c’era bel tempo, e sentivo la moto che mi seguiva, curva dopo curva.

La musica nel casco mi accompagna nella strada, la velocità sale, vedo nello specchietto il faro di una moto, che prova a sorpassarmi… ma ci sono troppe curve, e non ci riesce. Solo dopo una curva, un rettilineo, e questa moto (che poi vedo essere una MT01) apre il gas e mi sorpassa.

Io continuo nella strada, e la velocità sale… e ad ogni curva la moto si abbassa sempre di più. Arriva una curva… staccata, due marce in meno, entro in curva, la curva chiude, allora piego di più… scrushhhh… sento il piede che viene sollevato un poco…

Capisco di avere toccato per terra con la pedana. Mi spavento un poco, forse vado troppo veloce. Poi altre curve, torno ad accelerare, ora la curva è a sinistra, una bella curva veloce, ampia… entro in curva, accelero un poco… sento prima un effetto strano sull’esterno dello stivale, poi ancora… scrushhhh… questa volta era sul lato sinistro…

Continuo a salire, curva dopo curva arrivo alla Raticosa. Mi fermo sul piazzale in mezzo ad altre decine di moto, come sempre sembra un raduno, ma era solo un giorno feriale come tanti. Tante altre moto, molte sportive, qualche enduro, la mia era l’unica da turismo.

Guardo il contachilometri. Sono 62.000, e ripenso a quando l’ho comperata. Una moto comoda per fare turismo in due, presa per fare tanta strada in due. Ma di quei chilometri sono stati forse 12.000 quelli che ho fatto con qualcuno. Gli altri li ho fatti da solo. Continuando ad andare da solo, la confidenza che ho preso è diventata tanta. Forse troppa. Le moto sono come le donne, quando aumenta la confidenza, si superano tanti limiti, ma poi si rischia di averne troppa. Quando è troppa, si esagera, e poi ci si fa male.

Arrivare a consumare in curva le pedane di una moto da turismo, direi che è avere esagerato. L’ultima volta che mi era successo era tanti anni fa, quando usavo gomme Bridgestone, con una aderenza notevole, ma costi di gestione improponibili… le consumavo in meno di 5.000Km. Ora uso delle Metzeler, durano molto di più, ma non avendo la stessa aderenza non mi permettevano più un certo tipo di guida. Questo fino ad oggi.

Quando si esagera le moto e le donne fanno male, e lasciano segni. A volte avviene anche se non si esagera, e di segni dentro ne ho già abbastanza. Preferisco non averne anche fuori… è ora di cambiare moto. Prima non sapevo cosa altro avrei potuto prendere, di moto da turismo, per viaggiare in due, di un certo tipo, non ce ne sono molte. Se non si considera il passeggero però di moto ce ne sono molte di più… e ora voglio considerare solo me stesso.

Moto Guzzi Griso 1100Sono sempre stato attratto dalla Moto Guzzi, dal bicilindrico a V di grossa cubatura di Mandello. Credo proprio che cercherò una Moto Guzzi, magari una Griso 1100. Non ha nulla a che fare con la moto che ho adesso, con il modo di vivere la moto che ho avuto fino ad ora. Ma forse mi piace proprio per quello…

Ho ripreso la mia strada, arriverà la Futa, poi la strada verso Scarperia, poi Firenze, e l’autostrada fino a Roma. Dopo otto ore e mezza dalla partenza sono arrivato a Roma, ma non sono stanco. Quando si viaggia in moto, conta di più la strada, non la meta di destinazione. Conta di più il tempo in cui si viaggia, non l’ora di arrivo. Oggi è stata una bella giornata, oltre 700Km in moto, a pensare dove mettere le ruote, a sentire il motore che cambia voce quando la strada sale o quando si fa una curva. La giornata è finita, il motore si è spento… tornano i pensieri… torna la voglia di tornare in sella, per spegnere i pensieri… per accendere i sogni… per sognare la strada che arriva, per sognare di affrontare le curve della strada, quelle possono essere piacevoli anche da affrontare da soli…. Quelle della vita, decisamente meno…

postato da: OnlyForYou63 alle ore 30/09/2008 09:59 | link | commenti (1)
categorie: ricordi, esperienze, motocicletta
lunedì, 15 settembre 2008

La punizione (2)

Continuo a muovermi dentro di lei, esco piano e mi spingo dentro con forza. Ogni volta lei sussulta con un gemito. Le dò ancora una pacca. "Smettila di divertirti, non puoi godere mentre ti punisco!" E ancora mi spingo dentro di lei, dandole un'altra sculacciata.

Lei geme ancora, e io aumento il ritmo. Le spinte sono una dopo l'altra, la sentivo sempre più bagnata, più calda. Mi corico sopra la sua schiena, le metto le mani sui seni. Sento i suoi capezzoli dal camicetta, attraverso anche il reggiseno. La mia eccitazione è altissima, sento che stringe il mio sesso dentro di lei. La prendo e la tiro verso di me. Sento il suo piacere salire, lei comincia a spingere il mio sedere contro di me, e dopo pochi istanti sento il suo orgasmo che mi stringe ancora di più, al punto quasi di spingermi fuori da lei.

foto51"Ehi... Cosa stai facendo? Stai godendo?" Lei, a fatica, tra le contrazioni del suo piacere riesce a dire "Io... no... per nulla... mi stai facendo male... tremendo..." Ma non riesce ad essere convincente.

Io mi fermo... sento quanto è calda. Faccio uscire il mio sesso da lei, e lo faccio scivolare tra le sue natiche. E' talmente bagnato che bagna ogni cosa che tocca. Lo infilo ancora e poi lo passo ancora su di lei come prima. Lei fa per alzarsi, ma la fermo. "Guarda che non ho finito di punirti.. cosa credi?"

LO faccio scivolare ancora un paio di volte, e comincio a spingere ancora... ma non nel suo sesso. Sento lei che tenta di togliersi "no... cosa fai..."
"Lo hai capito cosa faccio... tu non mi puoi prendere per il culo come ti pare... se mai sono io che lo faccio con te"

Spingo ancora di più, sento il suo sfintere che piano mi accoglie. "Smettila... dai... " mi dice "non esagerare...". Non esagero affatto. I suoi e i miei umori ci avevano bagnato a tal punto che scivolava piano sempre più dentro di lei senza nessuna resistenza. Piano esco un poco, sento un suo gemito appena esco, e poi ancora dentro di lei, un poco più di prima

Ora lei non dice più nulla, conosco quando fa così, si concentra per rilassarsi. Esco ancora un poco, e poi ancora dentro di lei... e di colpo la resistenza cessa. Il glande aveva oltrepassato lo sfintere, piano affondo dentro di lei, e dal suo gemito capisco che anche questa punizione non aveva raggiunto il suo scopo.

Lei appoggia sul tavolo il ginocchio destro, apre ancora di più le gambe, mi fa entrare dentro di lei, si appoggia sul braccio sinistro, mentre porta la mano destra tra le sue gambe. Io continuo a muovermi, piano, esco piano fin quasi del tutto, e poi rientro, affondando dentro di lei.

"Noooo... non ti fermare... nooo" sento la sua richiesta, la afferro per i fianchi e la tiro a me, le metto una mano tra le gambe, e la cerco spostando il tessuto della gonna. Finalmente la trovo, sento le sue dita dentro al suo sesso. Appoggio le mie dita sulle sue, le spingo piano dentro di lei ancora di più. In un attimo lei sfila la sua mano, e spinge dentro di se le mie dita, appoggia la sua mano sulla mia e mi fa stringere il suo sesso nella mia mano. In quella sento forte un altro suo orgasmo. Lo sento sulle dita, lo sento sul mio sesso, che viene quasi stritolato dalle contrazioni dei suoi muscoli

foto52"Guarda che non non mi pento" mi dice "devi continuare a punirmi". Vedo che ci ha davvero preso gusto. Si gira un poco con la schiena, mi mette la mano dietro al mio fianco e mi tira contro di se. Mi sorride, con la mano mi da il ritmo che lei vuole sentire. Il mio piacere sale, sempre di più. La accarezzo ancora tra le gambe, e sento ancora come reagisce. Sento salire il suo piacere. Prima un brivido, poi una contrazione... poi un'altra più forte, ancora piiù forte... Un altro suo orgasmo,ancora più forte. Questa volta mi spinge letteralmente fuori da lei. Io guido il mio sesso dentro di lei, ma questa volta scivola più in basso, arriva alla sua vulva ed entra dentro di lei. La sensazione è diversa, qui è più morbida, la pressione la sento su tutta la lunghezza, non è solo la fascia muscolare dello sfintere che mi stringe. Il suo orgasmo non era finito, e l'ultima sua contrazione mi da una brivido fortissimo, che mi porta all'orgasmo.

Mi spingo dentro di lei, sento il mio piacere fluire dentro di lei. Caldo, ad ondate, la sto inondando. Lei si accorge del mio piacere e si spinge piano contro di me. Vuole prendersi tutto. Il piacere è durato un attimo, le contrazioni stanno calando. Piano ci fermiamo, ci rilassiamo. Io sono ancora dentro di lei. Lei si appoggia sul tavolo per alzarsi. Io esco da lei e le tiro su le mutandine, rimettendole a posto la gonna.

Mi rivesto, lei si gira, si rassetta un poco, mi abbraccia.
"Sai... mi sembra di capire che il professore non lo sai fare... le tue punizioni lasciano il tempo che trovano" mi dice con un sorriso.

"Beh, tu pensi che sapresti fare di meglio?"
"Si... anzi... visto che mi hai fatto perdere la trasmissione alla televisione, ho proprio qualcosa da dirti in merito" Così dicendo mi sorride, mi prende per mano dirigendosi verso la camera da letto.
Pare proprio che la serata continui in un modo piacevole, dopotutto mi sa che anche a lei le punizioni non vengono poi così bene...

postato da: OnlyForYou63 alle ore 15/09/2008 15:50 | link | commenti (2)
categorie: racconti, sesso, emozioni, gonna
domenica, 14 settembre 2008

La punizione (1)

Eravamo sul divano, alla televisione c'era una trasmissione sulle motociclette e stavamo commentando quello che veniva detto in questa trasmissione. Lei mi stava dicendo che ero troppo pignolo, visto che facevo notare ogni inesattezza che veniva detta dallo speaker.

Continuava a punzecchiarmi su questo, sapeva come farlo, quando parlando di sidecar mi dice "ma si scrive con la 'y' o con la 'i'?". Le rispondo che si scrive con la 'i', proviene dalla parola inglese "side", che significa "lato".

"Ah... mi scusi professore... non volevo fare questo sbaglio... ora mi bacchetterà sulle mani?" e mi dicendolo mi guarda con aria strafottente.
A questo punto aveva esagerato... "No" le rispondo "meglio una sculacciata..."

foto52La prendo per mano e la faccio alzare in piedi, la faccio avvicinare al tavolo. Mi guarda stupita, non se lo aspettava. Le prendo le mani, gliele faccio appoggiare sul tavolo, facendola chinare in avanti, e le metto poi una mano sulla schiena, per non farla rialzare.

Indossava una gonna leggera, bianca e nera, e una camicetta bianca senza maniche, atillata. Attraverso la camicetta si vedevano i segni del reggiseno, ora che si era chinata in avanti lo si vedeva ancora di più. Con l'altra mano comincio ad accarezzarle il fondo della schiena, poco sopra al sedere. Attraverso il tessuto leggero della gonna sentivo i bordi della sua biancheria.

"Allora?" mi chiede "Cosa vorresti fare? Vuoi sculacciarmi? Con cosa?".
Continua a fare la spiritosa. Le mollo una pacca secca sul sedere, facendola sussultare. "Non mi serve qualcosa di particolare, ho già tutto con me."
Dicendoglielo le do' un'altra sculacciata, più forte della prima.

Prova ad alzarsi, ma glielo impedisco, e la mia mano comincia ad accarezzarle il sedere, scendendo sulle gambe. Lei non si muove, si lascia toccare, anche quando la mano arriva sotto la gonna, e comincia ad alzargliela. Le carezze erano sulla pelle delle sue gambe, la mano scivolava tra le sue cosce, per poi passare ancora sul sedere. Oramai la gonna era alzata, appoggiata sulla schiena, vedevo il suo sedere, decorato da un slip bianco, in pizzo.

Le mie dita seguivano il bordo delle mutandine, prima sulla schiena, poi sui fianchi, poi scendevano tra le cosce. La mano passa sul pube, le accarezza il sesso, sento il calore del sul corpo, le dita indugiano tra le gambe, sento quanto è morbida, e insisto ad accarezzarla li, premendo il dito medio contro la sua vulva.

Sento il suo respiro cambiare. Sento il tessuto della sua biancheria inumidirsi, la mia mano scivola sul sedere, e le dò ancora una pacca, secca, questa volta non c'era il tessuto della gonna che la proteggeva. Il rumore è forte, lei sussulta e sta per dire qualcosa. "Ora ti sculaccio, e tu prenditi la tua punizione."

Ancora una pacca... e poi appoggio il mio pube contro una sua gamba, contro la sua natica. La tengo con le mani mentre mi appoggio sempre di più, sento la mia eccitazione salire, vederla così, chinata in avanti, la gonna sollevata, mi fa un certo effetto.

foto50Mi slaccio i pantaloni, li abbasso un poco insieme al mio slip, e appoggio il mio sesso contro di lei. Una sensazione strana, non capivo se era la sua pelle ad essere fresca o il mio sesso ad essere caldissimo. Lei non faceva più resistenza.

Ora ero esattamente dietro di lei, appoggiavo e facevo scivolare la punta del mio sesso tra le sue natiche, sul pizzo della sua biancheria. Una sensazione strana, quel ruvido e morbido del pizzo. Scivolo tra le sue cosce, lei le stringe e mi trattiene tra di esse. Si, direi che ci ha preso gusto...

"Cosa vuoi fare? Guarda che qui sono io che decide cosa fa!" Le metto le mani sui fianchi, cerco sotto la parte della gonna che ancora le copre un poco i fianchi il bordo delle mutandine, e gliele faccio scendere, abbassandole fino a metà coscia. Ora contro al mio sesso non sentivo più il fresco della sua pelle, ma il caldo umido del suo sesso. Con i miei piedi sposto i suoi piedi, per farle aprire un poco le gambe. Più di tanto non ci riesce, le mutandine a metà coscia non le permettevano di aprirle più di tanto, ma era quello che mi bastava.

Mi spingo di più contro di lei, e in un attimo le scivolo dentro. Sento un suo sospiro, quasi strozzato. Esco piano e rientro, e sento un altro sospiro. Le dò una sculacciata, forte. "Io mi diverto... tu no... tu non puoi divertiti ora, ti sto punendo, non te lo ricordi?"

(...continua...)

postato da: OnlyForYou63 alle ore 14/09/2008 10:23 | link | commenti (2)
categorie: donne, racconti, sesso, emozioni, gonna