Premessa.
Questo è un report di un viaggio che scrissi qualche anno fa. Era l’11 Febbraio del 2001. Avevo comperato la mia moto da qualche mese, e per una serie di cose ne ero rimasto insoddisfatto. La mia situazione emotiva non era delle migliori, e molte delle mie passioni si erano spente. Soprattutto quella di andare in moto. Conobbi (tramite internet) qualche tempo prima una donna, che riuscì a ridarmi la voglia di provare emozioni. L’emozione di amare una donna, l’emozione di andare in moto. Avevo creato un gruppo di motoclisti che si teneva in contatto tramite una mailing list. In quei giorni mi stava tornando la voglia di andare in moto, di tornare a vivere. Quella domenica uscii con questi amici conosciuti tramite la mailing list.
Questo per fare capire alcune parti di questo report, per chi avrà voglia di leggerlo tutto, visto che è lungo. Rileggendolo per scriverlo qui, ho rivissuto quelle emozioni, quei ricordi. Ho capito ancora di più quanto le emozioni che posso ricevere dal viaggiare in moto possano essere intense. Quanto questa intensità possa arrivare a cancellare ogni problema. Quanto questa intensità possa poi riproporsi immutata, ogni volta che ritorno a viaggiare in moto.
Dopotutto sono le motivazioni che hanno fatto si che io sia tornato a cercare una donna che avevo amato, dopo che ero stato io a volere chiudere la relazione. L’intensità delle emozioni vissute con lei arrivavano a farmi dimenticare ogni malessere e ogni problema. Ho capito quanto io possa mantere vivo nel tempo la mia passione verso una donna, come riesco a mantenerla verso il viaggiare in motocicletta.
Con il rammarico di dovere constatare che dalla controparte umana, c’è sempre stato uno spegnersi graduale delle passioni, un abituarsi, un perdersi. La moto sarà solo un congegno meccanico, ma al momento mi viene da dire che se non altro, lei c’è sempre.
Prima o poi il tempo passerà e riuscirò a lasciarmi andare quel tanto che basta a far si che una donna sappia convincermi che anche le donne possono esserci e restare. Al momento però non ci riesco proprio, riesco a fidarmi solo della mia moto.
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La strada era buia, e scorreva veloce.
Erano passate le 19.00 e stavo viaggiando verso Milano, il motore ronzava regolare e percepivo delle vibrazioni sommesse che provenivano dall’interno della motocicletta. Il programmatore di velocità manteneva la motocicletta a circa 140 Km/h, la temperatura era sui 10 gradi, e la musica mi stava accompagnando nel viaggio di ritorno.
Stavo sentendo “Let the sunshine in”, dal film Hair, e ascoltandola mi venne un brivido lungo la schiena. Non era dal freddo, mi era ritornato in mente l’ultima volta che avevo sentito quella canzone, solo poche ore prima…. e ripensai alla giornata passata…
Era cominciata verso le 09.00, quando constatando che era una bellissima giornata, decisi che non poteva passarla a casa, dovevo andare a fare un giro in moto. E’ stata una necessita’ fisica, dovevo salire sulla moto, e andare da qualche parte. Non sapevo dove, sapevo solo che dovevo andare. Era da molto che non prendevo la moto per due domeniche di fila, ma in questi giorni si sono succeduti degli eventi inaspettati, che mi hanno fatto tornare la voglia di andare in moto. Non mi ero nemmeno accorto di averla persa. Ma me l’hanno fatta ritrovare. Mi preparo, salgo in moto e appena fuori dal garage decido di andare verso sud. Verso Piacenza, Bologna. Mando un SMS a degli amici che sapevo stavano per trovarsi da Pogliani (a nord di Milano) e parto.
Prendo la A8, poi la Tangenziale Ovest e poi la A1. La strada e’ libera, ci sono altri motociclisti ma non sono molti. Dopo poco tempo ero gia’ verso Fidenza, ma un fastidioso mal di testa stava lentamente aumentando di intensita’. Uscii a Fidenza, per farmi un giro in statale e cercarmi una farmacia aperta.
In quel breve giro in statale ho riassaporato il piacere di salutare dei motociclisti che incrociavo lungo la strada. Un Gold Winger mi saluta sbracciandosi… mi piace ritrovare queste sensazioni.
Quando mi fermai colsi l’occasione per sentire Marco, della lista Mototuristi, che sapevo si sarebbe trovato a Bologna con qualcun altro. Ci mettemmo d’accordo per trovarci verso le 12.30 a Bologna, e poi andare a farci una fiorentina con Umberto (Goblin) prima che la UE ce le sequestri…
Mi reimmetto in autostrada, e a passo veloce mi dirigo verso Bologna. Con una moto come la mia non si fa a tempo a pensare di partire che si e’ arrivati, non mi sono praticamente accorto del 100 Km che separavano Fidenza da Bologna. Arrivo a Bologna alle 12.30, mi trovo con Marco e con sua moglie Angela, e ci incamminiamo verso l’interno, dove dovevamo incontrare Goblin.
Marco non andava veloce, le gomme non glielo permettevano. Il meccanico aveva avuto un contrattempo, e aveva dovuto rimandare alla settimana successiva il cambio gomme. La strada era pulita e ben tenuta. Si procedeva senza problemi, forse ero tentato dall’andare piu’ veloce. Mi accorgevo che stavo molto vicino a Marco, e anche se provavo ad allontanarmi, finivo per riattaccarmi dietro a lui.
Arriviamo sul luogo dell’incontro, e dopo pochi minuti arriva Goblin.
Ripartiamo cosi’ alla volta di casa di Goblin, Marco era dietro di me, e io seguivo Goblin, che si mette ad andare ad andatura allegrotta. Lui era su una enduro monocilindrica, leggera e maneggevole… ma malgrado la differente mole della mia (400 Kg di moto da turismo) lo seguivo senza problemi. Anzi.. ci prendevo sempre più gusto.
La musica mi accompagnava, dietro Marco si vedeva solo ogni tanto, andava più piano, e la strada proseguiva, con le sue curve, gli avvallamenti, le collinette… l’appennino, insomma. Dopo un primo pezzo in cui c’erano anche forti irregolarita’ e la strada era sporca, la situazione miglioro’, e la velocita’ aumento’ di conseguenza. Nel casco sentivo il rumore del vento, il rumore del motore, la musica. Sentivo la moto sotto di me, che mi seguiva.
Inizia Joan Baez, Here’s to you. Quanti anni avra’ questo brano…? Boh, tanti, ma mi e’ sempre piaciuto. Sentirlo in moto, su quella strada… una sensazione nuova.
“…..Here’s to you Nicola and Bart… ”
la moto scende in curva, docile…
“… Rest forever live in my heart…. ”
la moto risale, cambio marcia…
“….The last and final moment is yours… ”
accelero, mi avvicino alla curva, scalo….
“…That agony is your triumph… ”
entro in curva e ricomincio….
Il ritmo della musica accompagnava i movimenti della moto, era come danzare. La strada andava sempre più veloce. Non male, tiene davvero bene. Finisce il brano, inizia Vecchioni, con Samarcanda. Cambia il ritmo, e stranamente anche la strada sembra essersi adattata al ritmo della musica. Le curve sono sempre più veloci. Il motore riprende senza problemi, faccio tutto in terza e quarta. Mi sto divertendo sempre di più. Finisce anche Vecchioni, e attaccano i Fine Young Cannibals, Johnny Be Good. il ritmo accelera, anche il mio cuore e il mio respiro accelerano. Anche la moto.
Ma ecco che vedo Goblin che rallenta… come mai… poi saprò che era perché temeva di andare troppo veloce… ma non era così… Scalo, sono in terza, sto per rallentare… rallentare…. rallentare.. ???
NOOOOOOOO !!!!
La mano non risponde, e invece che lasciare il gas, accelero. Metto la freccia, lo sorpasso, accelero ancora di più. Non so che mi prende. Subito dopo una curva, scalo ancora, ed entro deciso. La moto mi segue, senza problemi. E accelero.
Guardo negli specchietti, vedo che Goblin mi è dietro. E accelero. Altra curva. Scalo e entro ancora piu’ deciso. La moto non dà problemi, scende e risale, precisa e senza incertezze. Non percepisco il peso della moto. Dovrebbero esserci 400 Kg, ma non li sento. Il motore ha cambiato rumore, non ha le pulsazioni di un bicilindrico, ha la continuità tipica di un quadricilindrico, con una marmitta turistica che conferisce un suono ovattato. Ma ora il rumore è diverso. E’ più cattivo, piu’ pieno. Mi vengono dei brividi.
Le curve si susseguono, sempre più veloci… e le sensazioni sono sempre più forti. Il rumore del motore, mi piace sempre di più. Mi piace la sensazione di accelerazione all’uscita delle curve, mi piace la sensazione della forza centrifuga, mi piace dovermi attaccare al manubrio, sentire la moto tra le ginocchia.
Sensazioni fortissime, brividi, e continuo ad accelerare. E cambia la musica, ora c’e’ Let the sunshine in…
Non so più a cosa sto pensando. Non so nemmeno dove sto andando. So che la strada è libera, pulita, e che la moto mi segue con sicurezza. Piega con una disinvoltura incredibile. Ad una curva sento l’asfalto che tocca il mio piede. Era un poco fuori, lo avvicino alla moto.
Accelero, la moto risale, entro in curva, freno e scalo. Non ho usato la frizione. Un clik secco, preciso, senza rumori strani. Mi butto a destra, accelero, e poi sempre di più Esco dalla curva e mi dimentico ancora di usare la frizione. La moto riprende, in modo entusiasmante, sento dei brividi ancora più forti.
Rientro in curva, a destra, mi butto giù. “Let the sushine…” .
…. scrushhhhh
Che e’ stato ? Ho toccato qualcosa… ? Forse un avvallamento. Forse il cavalletto.
Altra curva.. a sinistra, “let the sunshine in…”
… scrusshhhhhh
Allargo di poco il piede. Tocco il suolo. Stavo strisciando le pedane contro l’asfalto. Sempre piu’ esaltante.. le curve si susseguivano, oramai sentivo che la moto era pienamente sotto controllo. Altra curva, altra grattata. La sensazione era incredibile, sentivo la moto che procedeva senza incertezze. La strada era sua. Mi resi conto che quella era la moto che cercavo. Mi resi conto che stavo gridando. Mi resi conto che degli specchietti che a volte si staccano quando prendo una buca molto secca, non me ne può fregare niente. Mi resi conto che il fastidio che avevo nel sentire il fischio del motore nell’interfono, ora mi piaceva pure. Che la gomma anteriore che ritenevo fosse scalettata, e che non fosse più funzionale andava invece benissimo.
Che di tutto quello che mi aveva fatto incazzare nei mesi precedenti, non c’era ricordo. Che le sensazioni che ora mi stava dando, erano di gran lunga a qualunque problema che avessi avuto in precedenza. Che quella era la MIA motocicletta, e che la Libertà che mi dava era unica.
Gia’ la domenica scorsa ne ebbi una dimostrazione, ma oggi era una conferma. 400 Kg di adrenalina e libidine. Mi stavo gustando ogni chilogrammetro di spinta che erogava, ogni cavallo che scaricava a terra. Ogni vibrazione del motore. Ogni soffio di vento. Una scarica di adrenalina continua… e non sapevo piu’ dove fossi… su che pianeta.
Sentivo la ciclistica che rispondeva ad ogni sollecitazione, i freni sempre pronti, il paralaver posteriore che smorzava l’effetto del cardano, il telelever anteriore che seguiva ogno ondulazione del terreno. Sentivo la moto in ogni suo bullone, sentivo di conoscerla. Lo so che è un insieme di ferro e plastica, ma la sentivo mia.
Non so a quanto andassi, forse Goblin puo’ dirlo, ma io c’ero e non c’ero. Pensavo a quello che mi sono perso. Alle sensazioni a cui ho rinunciato, perchè mi ero soffermato in modo eccessivo sui particolari. Ma l’insieme era fantastico. Non mi sono mai sentito cosi’ sicuro su una moto. Forse non ho mai voluto lasciarmi andare, ma ora erano sensazioni fantastiche.
Entriamo in un paese. Me ne rendo conto e rallento. Sento la musica. Prima non la sentivo più. Non vedo più Goblin. Arrivo ad un incrocio, giro a destra e rallento, non so dove andare, e mi fermo. Mi rendo conto solo ora della tensione, sento le mani che mi fanno male, erano ancora attaccate al manubrio. In un attimo vedo arrivare Goblin, che mi si affianca. Apre la mentoniera, e sento che ride.
“Fantastico…! Seguivo la scia di adrenalina..!”
Sento dei brividi su tutto il corpo. Sento la tensione che scende. Faccio fatica a tenere la moto in piedi, mi tremano le gambe. Riesco a rispondere “Si… la strada… mi ha preso..”. I brividi sono ancora più forti, ma non per il freddo. In due minuti arriva anche Marco, che ci chiede dove eravamo finiti. Ci muoviamo per andare verso il paese, e per prendere un caffè in effetti ne avevo bisogno.
Sono ancora in autostrada, ripensando a quel pomeriggio, sento ancora dei brividi lungo la schiena.
E’ stata una giornata bellissima. Credo che me la ricorderò per molto tempo. E le pedane graffiate me lo ricorderanno fino a che avrò quella moto.Non credevo di arrivare a tanto, non con una moto del genere. Quando mi fermai ad aspettare Goblin mi resi conto che quella era la moto che cercavo. E che altre non ne volevo. Fino a un mese prima, volevo venderla. Ora non lo farei mai.
La strada era ancora lunga per Milano, mancavano ancora 100 Km, ero a Fidenza. Gli ultimi dieci chilometri li ho fatti senza accorgermene. Ripensavo quando oggi telefonai a Marco, credendo che sarei andato solo a fare un giro. Ma è diventata una esperienza unica.
E ripenso alla giornata, alla ospitalita’ di Goblin, al pomeriggio passato in compagnia. Alle fiorentine.. :-)))
E penso alle persone che ho conosciuto su Internet, mezzo di comunicazione tanto vituperato dai media. Tra queste persone ci sono quelli che erano con me oggi. Tra queste persone c’e’ chi mi ha fatto ritrovare la gioia di andare in moto.
Queste persone mi hanno aiutato a ritrovare delle sensazioni che non ricordavo nemmeno piu’ di potere avere.
Devo molto ad Internet, che mi ha dato modo di conoscere queste persone. Devo ancora di piu’ alle persone, che mi hanno fatto passare una giornata indimenticabile. Elencarli non e’ possibile, farei torto a qualcuno. La lista sarebbe lunga.
Andare in moto non sarà più lo stesso per me. La strada è ancora lunga. Ho spento la musica. Sento solo il vento ed il motore. Il vento della Libertà, e il motore di questo mio fantastico ed incredibile produttore di emozioni, che qualcuno chiama semplicemente motocicletta.